14 Kilometres..

Lo spagnolo Gerardo Olivares descrive un’Africa immensa ma povera, dove i sogni dei giovani non si lasciano inaridire dalla povertà diffusa né dalla ricchezza dei più spietati.

Al calore e alla durezza del deserto del Teneré, che rischia di uccidere i due protagonisti disidratati e in fin di vita, il regista riesce ad alternare il gelo simbolico che le immagini raccontano, quello dei gendarmi corrotti che prendono mazzette ai posti di blocco, quello dei falsificatori di passaporti che si fanno pagare profumatamente e quello, perfino più feroce, dei traghettatori sanguisuga che sfruttano l’ingenuità di chi vuole andare via affidandone la vita a mezzi sovraffollati e in condizioni disumane.

La regia mette in tavola una storia straziante,mai più realistica.

Olivares paragona contrasti notevoli ed efficaci come, quello della parola inglese roots“, che significa “radici”, ma che ha una pronuncia così simile a routes, che significa invece “strade”.

14 Kilometres: non esistono recinti spinati ne lunghe distanze….non più!

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